Mirella La Rosa Fotografa

dare forma alle emozioni

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Universi Paralleli
Le immagini reali da me fotografate - boschi, specchi d’acqua, luna e sole nella loro interezza o in eclissi, porzioni di antichi edifici - si muovono e si moltiplicano nell’immaginazione, si combinano tra loro a formare armoniche geometrie come in un caleidoscopio. È perdersi in un labirinto di specchi che ci trasporta all’interno di universi paralleli all’ordinario quotidiano, dove ogni riferimento spazio-temporale è stregato e sovvertito in una dimensione “altra”. Una silenziosa vertigine per meditare sull’Universo sconfinato che ci sovrasta e di cui siamo parte, e sull’impermanenza, vale a dire sulla relatività ed inconsistenza, di ciò che chiamiamo realtà. (2019)
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Luce
La luce definisce il mondo, il nostro mondo negli interni di casa e nei luoghi in cui ci muoviamo. Le forme e i colori esistono perché esiste la luce. Nel buio un solo raggio di luce, anche la più fioca, ci permette di "vedere". Nello spazio del vivere l'emozione e la memoria si nutrono delle immagini che la luce rivela. Il sole del mattino che filtra attraverso una tenda e avvolge gli oggetti nella stanza, la luce artificiale di lampade elettriche che animano gli spazi della casa nelle ore serali e notturne e, all'esterno, il cielo rosso di un tramonto, gli ultimi bagliori di un crepuscolo, le mille luci della vita notturna di una città. (2019)
Impermanenza
Ho lavorato la leggerezza impalpabile delle sottilissime emulsioni distaccate dal supporto delle foto polaroid con certosina pazienza, trasformando gli scatti venuti alla luce con lo sviluppo istantaneo in veli sottili, lasciati in balìa della fluidità dell’acqua per assumere le sembianze di tessuti trasparenti scompigliati e strappati da un soffio di vento che, come il Tempo, trascina via con sé le immagini della vita che hanno attraversato i nostri occhi ed abitato il nostro cuore. Fluttuante e frammentato, il movimento di pensiero ed emozioni svela l'impermanenza di materia e memoria. (2018)
La Materia dei Sogni - parte prima
Lasciarsi attraversare dalle vibrazioni del mondo e delle passioni per giungere dall'altra parte, oltre quell'orizzonte che abbiamo contemplato in un attimo senza tempo, come nel sonno che ci trasporta in un mondo misterioso fatto di simboli, di fantasmi, di strani scenari dove tutto è possibile e dove, se abbiamo il coraggio di guardarci allo specchio dell'infinito, ritroviamo, o troviamo per la prima volta, noi stessi. La barriera che separa il mondo de-finito in cui viviamo, o crediamo di vivere, da quell'infinito a cui tendiamo è come un velo, una tenda sottile che fluttua nell'aria tiepida di una notte d'estate, che danza con noi come le onde del mare. E il mare è lo specchio delle nostre anime nella quiete della risacca, come nei gorghi delle tempeste. Attraversare quel velo non è poi così difficile, anzi, si apre davanti ai nostri occhi e ai nostri sensi per lasciarci passare. Di là, possiamo camminare e danzare sull'acqua, o scendere nelle sue profondità e poi riemergere verso il cielo e i suoi silenzi e ancora danzare nella penombra di un'eclissi di luna per esorcizzare le nostre paure ancestrali. (2014-2018)
Fantasmi
... abitano la terra del nostro inconscio. (2017)
Isole di Memoria
Nelle acque fluttuanti e misteriose della mente, come in mezzo ad un oceano sconfinato e vivo, le immagini dei nostri ricordi sono isole di memoria che emergono e si specchiano tra le fluide trasparenze dell'emozione che si rinnova. (2017)
A pelo d'acqua
Esiste una linea di confine fra terra, acqua ed aria? Sono elementi che si compenetrano, ma che abitualmente consideriamo come fossero separati perché così diversi nel nostro modo di percepirli. Portando l'obiettivo della mia macchina fotografica sulla linea che separa l'elemento terrestre da quello acquatico, mi sono lasciata trasportare dall'illusione visiva che si crea guardando il mondo da questo particolare punto di osservazione. (2017)
Notturni
Sentire il mio corpo costituito di materia simbolica, come in una vera e propria metamorfosi. Le crepe, le venature, le protuberanze di rocce, terra, cortecce d'albero, radici interpretano e rivelano tensioni, sensazioni, talvolta paure legate alla corporeità del nostro essere. L'oscurità della notte, le luci e le ombre che disegnano il buio mi avvicinano alla visione interiore in cui si mescolano talvolta sensualità e senso di morte, di pietrificazione, di trasformazione in chiave mitologica di aspetti profondi, spesso inconsci, del nostro esistere. (2016)
Labirinti
Avventurarsi nel labirinto delle doppie realtà, dei “doppi” umani o non umani, della relatività del tempo e dello spazio, del labirinto dei sentimenti, degli inganni e delle verità, dell’ineluttabilità del destino… Labirinti di figure moltiplicate, schiacciate in spazi architettonici di interni/esterni più o meno claustrofobici… (2016)
Crisalidi
Ho "fotografato la mia crisalide", quel dolore che accompagna nelle crisi. Il mio corpo è il veicolo di immagini sfumate, in una metamorfosi kafkiana che mi fa sentire insetto primordiale prigioniero di un bozzolo che è allo stesso tempo utero di me stessa… un feto dai capelli grigi. L'ostacolo, la prigionia, la compressione di un corpo e di un'anima che anelano al volo. Desiderio di librarsi nell'aria, di spaziare nell'infinito… Ma anche incubazione in un utero materno prima di uscire alla vita terrena, di sbocciare alle mille possibilità di sviluppo della coscienza. Sono io, nella mia metamorfosi ancora e sempre in corso, in un movimento infinito; una spirale entro cui la vita e la coscienza scorrono, crescono, evolvono di crisi in crisi, di trasformazione in trasformazione. (2015)
Ninfe
La fusione dell'umano nella materia del mondo naturale che ci circonda e la corrispondenza simbolica tra gli elementi del mondo minerale, vegetale, acquatico ed il nostro corpo/anima. Figure che vengono attraversate da questi elementi, che emergono da essi e in essi si immergono. Apparizioni umane in ambienti naturali simbolici, quasi divinità dei boschi, delle acque, della terra. (2015)
Ego e Universo
Usare la fotocamera per vedere e fermare, nei pochi attimi di due scatti sovrapposti, l’Universo dentro di noi. Alberi, cielo, nuvole, terra, acqua, rocce in una stanza e nel corpo. Staccarsi dal suolo e volare in alto verso gli spazi infiniti che costituiscono la nostra essenza di uomini… L’Universo avvolge e pervade l’Ego come un velo incantato. È il mio rapporto con la natura, il sentirmi un tutt’uno con essa, il mio con/fondermi con i suoi elementi primordiali in una sorta di ritorno alle origini. Il mio intento è quello di rendere visibile, attraverso la fotografia, la sensazione non solo di essere parte dell’Universo che ci circonda, ma di esserne fisicamente attraversati fino al dissolvimento del nostro Io individuale. (2010-2015)
Sabbia
Sabbia che si anima al tocco delle onde, corpo nascosto di microcosmi silenziosi, racconto di segrete intimità e di paesaggi misteriosi... (2015)
Movimento
Si è sempre detto che la peculiarità del mezzo fotografico è quella di fermare l'attimo. Ma quali sono gli "attimi" che la nostra mente o, piuttosto, il nostro sentire emotivo coglie nello scorrere della quotidianità del vivere? Cogliere o fermare le nostre percezioni è un atto del cervello che spesso sfugge alla nostra stessa coscienza, salvo poi restituirci quelle impressioni sotto forma di memoria più o meno volontaria. Si tratta spesso di immagini fugaci che veicolano emozioni attraverso gli occhi, immagini che il nostro cervello rielabora però, immediatamente o nel lungo periodo, in quello spazio-tempo misterioso che è dentro di noi, nella mente, nel cuore e nell'emotività inconscia. È una dimensione in movimento, che sfugge alle leggi della fisica, dove il tempo non scorre allo stesso modo che nel mondo materiale, dove anche lo spazio si deforma, dove alcuni elementi del reale da noi percepito si dissolvono fin quasi a scomparire, mentre altri si "fermano" conservando la loro forma o gli elementi essenziali che la rendono riconoscibile, come nel sogno o, a volte, nel ricordo. (2010-2015)
Seguire il tempo
Sfruttando un errore del più recente strumento in grado anche di scattare fotografie - quel piccolo meraviglioso factotum che si chiama iPhone - cercando, per quanto possibile, di carpirne il segreto e di piegarlo alla mia volontà, pur accettando ed accogliendo con piacere quella percentuale d'imprevisto che inevitabilmente rimane, mi trovo catapultata nella dimensione segreta e misteriosa dello scorrere del tempo e del movimento, una dimensione spazio-temporale che sfugge alla nostra percezione visiva perché non siamo in grado di dominarla con i cinque sensi. Ciò mi fa riflettere sulla fugacità dell'attimo, sull'impermanenza della materia, sul senso dello scorrere della nostra stessa vita, nel tentativo di Seguire il Tempo nel suo cammino inesorabile che ci vede fugacemente attori in uno spazio che, nella sua staticità, tende a sopravviverci nonostante i cambiamenti cui esso stesso è soggetto... (2012-2013)
Emozioni d'acqua
 
Questo lavoro nasce dall′avventura della manipolazione delle mie fotografie per trasformarle in visioni che emergono dal profondo. L′acqua è stata per me quasi sempre il tema-guida in fotografia.
Come l'acqua la nostra mente è fluida, le immagini reali si dissolvono in essa, mutano, fluttuano, si deformano, smussano i loro spigoli, assumono nuove forme, materializzano/smaterializzano emozioni, conducono all'astrazione delle forme e dei colori, rinviano all′essenza delle cose, del nostro vivere, della molteplicità delle nostre percezioni. Acque calme e riflettenti della laguna veneziana, o acque di montagna in continua corsa tra sassi e rocce, in continua discesa, o paradossalmente immobili sotto forma di ghiaccio nella morsa del gelo. Nella fusione di queste acque ho visto una città inghiottita, travolta da onde inesorabili, trascinata dal tempo e dalla lontananza che spazza via anche i ricordi... Il passato, il presente, un futuro misterioso ed imprevedibile che cambierà il volto della storia...Catastrofi incombenti... Quale sarà il destino delle città d′acqua? E quale sarà il destino di un'anima, il destino di una vita? Tutto scorre in un coinvolgimento universale... (2005-2010)
Nota Critica di Carlo Montanaro
Riflessi
E' negli Anni Ottanta che l'acqua ha iniziato ad essere uno dei temi-guida delle mie "indagini" fotografiche. Essendo veneziana è stata quasi inevitabile la mia "immersione" nei riflessi della città nei suoi canali, alla scoperta di un altro mondo parallelo, capovolto e fluido, specchio di una realtà impermanente, una realtà ingannevole, illusoria...
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