Mirella La Rosa Fotografa

dare forma alle emozioni

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Fantasmi ... abitano la terra del nostro inconscio. (2017)
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Isole di Memoria Nelle acque fluttuanti e misteriose della mente, come in mezzo ad un oceano sconfinato e vivo, le immagini dei nostri ricordi sono isole di memoria che emergono e si specchiano tra le fluide trasparenze dell'emozione che si rinnova. (2017)
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Notturni Sentire il mio corpo costituito di materia simbolica, come in una vera e propria metamorfosi. Le crepe, le venature, le protuberanze di rocce, terra, cortecce d'albero, radici interpretano e rivelano tensioni, sensazioni, talvolta paure legate alla corporeità del nostro essere. L'oscurità della notte, le luci e le ombre che disegnano il buio mi avvicinano alla visione interiore in cui si mescolano talvolta sensualità e senso di morte, di pietrificazione, di trasformazione in chiave mitologica di aspetti profondi, spesso inconsci, del nostro esistere. (2016)
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Labirinti Avventurarsi nel labirinto delle doppie realtà, dei “doppi” umani o non umani, della relatività del tempo e dello spazio, del labirinto dei sentimenti, degli inganni e delle verità, dell’ineluttabilità del destino… Labirinti di figure moltiplicate, schiacciate in spazi architettonici di interni/esterni più o meno claustrofobici… (2016)
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Crisalidi Ho "fotografato la mia crisalide", quel dolore che accompagna nelle crisi. Il mio corpo è il veicolo di immagini sfumate, in una metamorfosi kafkiana che mi fa sentire insetto primordiale prigioniero di un bozzolo che è allo stesso tempo utero di me stessa… un feto dai capelli grigi. L'ostacolo, la prigionia, la compressione di un corpo e di un'anima che anelano al volo. Desiderio di librarsi nell'aria, di spaziare nell'infinito… Ma anche incubazione in un utero materno prima di uscire alla vita terrena, di sbocciare alle mille possibilità di sviluppo della coscienza. Sono io, nella mia metamorfosi ancora e sempre in corso, in un movimento infinito; una spirale entro cui la vita e la coscienza scorrono, crescono, evolvono di crisi in crisi, di trasformazione in trasformazione. (2015)
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Ninfe La fusione dell'umano nella materia del mondo naturale che ci circonda e la corrispondenza simbolica tra gli elementi del mondo minerale, vegetale, acquatico ed il nostro corpo/anima. Figure che vengono attraversate da questi elementi, che emergono da essi e in essi si immergono. Apparizioni umane in ambienti naturali simbolici, quasi divinità dei boschi, delle acque, della terra. (2015)
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Ego e Universo Usare la fotocamera per vedere e fermare, nei pochi attimi di due scatti sovrapposti, l’Universo dentro di noi. Alberi, cielo, nuvole, terra, acqua, rocce in una stanza e nel corpo. Staccarsi dal suolo e volare in alto verso gli spazi infiniti che costituiscono la nostra essenza di uomini… L’Universo avvolge e pervade l’Ego come un velo incantato. È il mio rapporto con la natura, il sentirmi un tutt’uno con essa, il mio con/fondermi con i suoi elementi primordiali in una sorta di ritorno alle origini. Il mio intento è quello di rendere visibile, attraverso la fotografia, la sensazione non solo di essere parte dell’Universo che ci circonda, ma di esserne fisicamente attraversati fino al dissolvimento del nostro Io individuale. (2010-2015)
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Sabbia Sabbia che si anima al tocco delle onde, corpo nascosto di microcosmi silenziosi, racconto di segrete intimità e di paesaggi misteriosi... (2015)
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Movimento Si è sempre detto che la peculiarità del mezzo fotografico è quella di fermare l'attimo. Ma quali sono gli "attimi" che la nostra mente o, piuttosto, il nostro sentire emotivo coglie nello scorrere della quotidianità del vivere? Cogliere o fermare le nostre percezioni è un atto del cervello che spesso sfugge alla nostra stessa coscienza, salvo poi restituirci quelle impressioni sotto forma di memoria più o meno volontaria. Si tratta spesso di immagini fugaci che veicolano emozioni attraverso gli occhi, immagini che il nostro cervello rielabora però, immediatamente o nel lungo periodo, in quello spazio-tempo misterioso che è dentro di noi, nella mente, nel cuore e nell'emotività inconscia. È una dimensione in movimento, che sfugge alle leggi della fisica, dove il tempo non scorre allo stesso modo che nel mondo materiale, dove anche lo spazio si deforma, dove alcuni elementi del reale da noi percepito si dissolvono fin quasi a scomparire, mentre altri si "fermano" conservando la loro forma o gli elementi essenziali che la rendono riconoscibile, come nel sogno o, a volte, nel ricordo. (2010-2015)
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Seguire il tempo Sfruttando un errore del più recente strumento in grado anche di scattare fotografie - quel piccolo meraviglioso factotum che si chiama iPhone - cercando, per quanto possibile, di carpirne il segreto e di piegarlo alla mia volontà, pur accettando ed accogliendo con piacere quella percentuale d'imprevisto che inevitabilmente rimane, mi trovo catapultata nella dimensione segreta e misteriosa dello scorrere del tempo e del movimento, una dimensione spazio-temporale che sfugge alla nostra percezione visiva perché non siamo in grado di dominarla con i cinque sensi. Ciò mi fa riflettere sulla fugacità dell'attimo, sull'impermanenza della materia, sul senso dello scorrere della nostra stessa vita, nel tentativo di Seguire il Tempo nel suo cammino inesorabile che ci vede fugacemente attori in uno spazio che, nella sua staticità, tende a sopravviverci nonostante i cambiamenti cui esso stesso è soggetto... (2012-2013)
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La Materia dei Sogni Lasciarsi attraversare dalle vibrazioni del mondo e delle passioni per giungere dall'altra parte, oltre quell'orizzonte che abbiamo contemplato in un attimo senza tempo, come nel sonno che ci trasporta in un mondo misterioso fatto di simboli, di fantasmi, di strani scenari dove tutto è possibile e dove, se abbiamo il coraggio di guardarci allo specchio dell'infinito, ritroviamo, o troviamo per la prima volta, noi stessi. La barriera che separa il mondo de-finito in cui viviamo, o crediamo di vivere, da quell'infinito a cui tendiamo è come un velo, una tenda sottile che fluttua nell'aria tiepida di una notte d'estate, che danza con noi come le onde del mare. E il mare è lo specchio delle nostre anime nella quiete della risacca, come nei gorghi delle tempeste. Attraversare quel velo non è poi così difficile, anzi, si apre davanti ai nostri occhi e ai nostri sensi per lasciarci passare. Di là, possiamo camminare e danzare sull'acqua, o scendere nelle sue profondità e poi riemergere verso il cielo e i suoi silenzi e ancora danzare nella penombra di un'eclissi di luna per esorcizzare le nostre paure ancestrali. (2014)
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Emozioni d'acqua  
Questo lavoro nasce dall′avventura della manipolazione delle mie fotografie per trasformarle in visioni che emergono dal profondo. L′acqua è stata per me quasi sempre il tema-guida in fotografia.
Come l'acqua la nostra mente è fluida, le immagini reali si dissolvono in essa, mutano, fluttuano, si deformano, smussano i loro spigoli, assumono nuove forme, materializzano/smaterializzano emozioni, conducono all'astrazione delle forme e dei colori, rinviano all′essenza delle cose, del nostro vivere, della molteplicità delle nostre percezioni. Acque calme e riflettenti della laguna veneziana, o acque di montagna in continua corsa tra sassi e rocce, in continua discesa, o paradossalmente immobili sotto forma di ghiaccio nella morsa del gelo. Nella fusione di queste acque ho visto una città inghiottita, travolta da onde inesorabili, trascinata dal tempo e dalla lontananza che spazza via anche i ricordi... Il passato, il presente, un futuro misterioso ed imprevedibile che cambierà il volto della storia...Catastrofi incombenti... Quale sarà il destino delle città d′acqua? E quale sarà il destino di un'anima, il destino di una vita? Tutto scorre in un coinvolgimento universale... (2005-2010)
Nota Critica di Carlo Montanaro