Mirella La Rosa Fotografa

dare forma alle emozioni

Nota Critica di Carlo Montanaro(1) su Emozioni d'acqua

L'esigenza fondamentale che nasce affrontando le immagini di Mirella La Rosa, è quella di ricavarne una narrazione. È quella di capire da dove vengono e dove vanno a parare quei lacerti architettonici simili ai palazzi veneziani ma nel contempo così diversi. E quella di decidere se quell'acqua che tutto avvolge e tutto sovrasta sia l'elemento scatenante della distruzione di una civilizzazione o il liquido amniotico dal quale sta nascendo. O, meglio, rinascendo, come se la sua realtà fisica fosse un sogno e l'acqua servisse a rifondare fondaci con colonne, finestrature retroilluminate, spazi ordinati e infiniti. Luoghi per eccellenza ed antonomasia che devono, non senza fatica, riemergere e riconquistarsi attendibilità.

Perché sarebbe sbagliato fermarsi alla superficie delle opere di Mirella La Rosa. Magari ammirando la funambolica capacità di manipolare utilizzando mitici programmi di computer. Anche se poi, approfondendo, ci si avvede che non è vero. Che gli interventi degli effetti speciali (parlando di narrazione quello che viene in mente in primis è proprio quanto rimane della visionarietà di certo cinema) ci sono certo ma non sono poi così determinanti. E che sono effetti speciali possibili anche prima che il computer la facesse da padrone anche nella gestione delle immagini. Magari ora son più semplici da gestire e offrono a Mirella La Rosa l'opportunità di costruire figurativamente il suo pensiero, di ritrovare dentro il mirino dell'apparecchio fotografico delle storie che lei sa già ma che è urgente stabilizzare.

Storie fatte di elementi primordiali variabili come la luce e l'acqua ma anche di materiali altrettanto primordiali ma stabili come la sublimazione della terra che è il marmo. Recuperando ordine dal caos primigenio, ipotizzando armonie fatte di campiture cromatiche, di chiaroscuri, di accostamenti compositivi. Che vanno oltre, però, l'estetica pura e semplice. Offrendo viaggi verso terre apparentemente note, ma nella realtà del tutto inesplorate. Perchè la vera molla che sta dietro il lavoro di Mirella La Rosa, è quel qualcosa di inquietante che ci rende curiosi e paurosi ad un tempo. Che ci impone di andare oltre, di esplorare, ma continuando a spiazzarci, a non darci sicurezze. Per quanto assolutamente fascinose, le fotografie di Mirella La Rosa non risultano consolatorie, ma impongono a chi le frequenta di compiere il viaggio opposto, di trasformarsi in capoversi di un racconto fatto non di accadimenti ma di emozioni.

(1) Carlo Montanaro (Venezia 1946), già direttore dell'Accademia di Belle Arti di Venezia, laureato in architettura, professore universitario, giornalista, collezionista, saggista e scrittore, nonché organizzatore di festival e rassegne cinematografiche.